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Il solfeggio è morto!

Il solfeggio è morto?

Sì, è morto ed è meglio per te che lo seppellisci il più presto possibile, prima che i danni siano irreparabili.
Questo è uno degli errori che si commettono studiando in conservatorio.
Provo a spiegarmi!

In linea di massima il percorso di studi dura 2/3 anni, in questi anni si studia la teoria e dei metodi di solfeggio parlati e cantati che ti consentono di mettere in pratica tutta o quasi la parte teorica.
Dico tutta o quasi la parte teorica perché l’evoluzione ritmica apportata da Stravinskij, Messiaen, Boulez e poco conosciuta e poco approfondita.

Questo tipo di studio, ti fa conseguire qualche abilità come per esempio leggere le note musicali anche velocemente o riuscire a cantare una melodia, ma la realtà musicale è distante da tutto questo e per certi versi fuorviante.
Vediamo perché?

Non serve acquisire l’abilità a leggere con la voce, perché, la realtà è che dovrai acquisire quest’abilità suonano le note con il tuo strumento.
Quest’abilità, è lontano dalla realtà che dovrai affrontare perché devi aggiungere oltre la capacità di leggere le note, il fatto che dovrai mettere la posizione corretta per prendere quella tale nota, dovrai coordinare la dovuta pressione dell’aria per intonarla correttamente, dovrai pensare la giusta intonazione, la qualità del suono e via di seguito.

Come vedi tutto ciò è un’attività complessa e non semplice, quindi dovrai pensare e fare una serie di cose contemporaneamente ed è questa la qualità da acquisire, cioè realizzare la musica nella sua complessità.

L’errore palese è che questo tipo di studio ti abitua a una vision parziale del fatto musicale che in seguito dovrai abbandonare per concentrarti alla vera visione complessiva della musica.
Allora, non sarebbe più giusto e proficuo pensare alla musica nella sua complessità da subito?
Io direi proprio di si!

Infatti, nell’insegnamento dei bambini prima s’insegnava l’alfabeto, poi piano, piano, si mettevano insieme le varie consonanti con le vocali e in seguito si costruivano le parole, questo modo di procedere assomiglia un po’ allo studio del solfeggio.
Adesso nelle scuole tutto è stato superato guardando la parola nella sua interezza e s’impara molto ma molto velocemente, lo studio della musica dovrebbe a mio parere seguire questa stessa idea.

Guardare la musica nella sua complessità.
Quali sono allora gli aspetti da tenere presente quando si esegue uno spartito.

Eccone alcuni:
Altezza, intensità, timbro, attrazione/tensione melodica, attrazione/tensione armonica, articolazione ritmica, fraseggio, atmosfera psicologica e altro ancora, per non parlare della complicazione se la musica è abbinata a un testo letterario o poetico.
Detto questo, possiamo renderci conto dell’enorme lontananza della vera realtà musicale che ripeto, è complessa e non semplice, quindi, prima si capisce tutto questo interpretando correttamente un brano musicale nella sua complessità e prima il cervello si abituerà a tale alla complessità.

Certamente occorre una preparazione musicale ampia includendo anche l’armonia o meglio la composizione ma questo un buon musicista ha l’obbligo di approfondire se vuole arrivare a certi livelli artistici.

Inizialmente sarà l’insegnante a suggerire come interpretare un brano correttamente e se inizialmente l’alunno non comprenderà appieno, pian piano sarà stimolato allo studio e all’approfondimento.

Solfeggiamo: La storia del soldato

histoire

La storia del soldato è una delle composizioni più interessanti dal punto di vista delle innovazioni ritmiche.

Conoscere a fondo questa composizione anche solo dal punto di vista ritmico, ti darà una preparazione ottimale per risolvere le più svariate complessità ritmiche delle odierne partiture sinfoniche e da camera.

Aprendo la partitura, la prima impressione riguarda il continuo cambio di tempo che cambia quasi ogni misura e sembra che sia tutto senza una logica apparente ma, andando a fondo alla conoscenza e all’analisi di questa partitura, si vedrà che tutto ha una sua logica.

Vediamo qual è l’innovazione vera e propria?

In un primo sguardo, l’innovazione sembra che sia nella alternanza del cambi di tempi, in realtà, l’alternanza dei cambi di tempi è solo un mezzo, un necessità di procedere diversamente da come si pensava la musica sino a Stravinsky.

Sino a Stravinsky le melodie si sposavano bene con l’accompagnamento, con Stravinsky questo concetto viene quasi abolito.

In alcuni punti della composizione ogni  elemento melodico, ritmico, sembra andare per conto proprio addirittura in un brano si notano gli strumenti procedere con metri differenti.

Sembra un caos ma,  è un caos organizzato,  di grandissimo effetto e sorpresa.

Uno effetto in particolare mi ha sempre entusiasmato e affascinato; la dissociazione tra la melodia e l’accompagnamento.

In questo breve frammento, prima inizia la batteria e subito dopo tutti gli strumenti eseguono la melodia, una vera esplosione mai vista prima.

Fai attenzione esattamente al minuto 9’23’’ per capire esattamente di cosa sto parlando.  Per vedere scorrere esattamente il minutaggio, tieni la manina del mouse nella barra in basso.

 

Tralasciamo  per un attimo l’aspetto di analisi della partitura e ritorniamo solo sull’aspetto ritmico e quanto possa essere di aiuto alla nostra preparazione di base.

Ti suggerisco di studiare le parti dei singoli  strumenti semplicemente solfeggiandoli ritmicamente niente altro ma, già questo non sarà così semplice, te lo assicuro.

Il passo successivo è di contestualizzare quello che hai studiato, cioè, dopo che hai maturato una parte, solfeggiala e contemporaneamente ascolta il brano in questione e vedrai che le difficoltà aumenteranno ma, superate queste difficoltà ti troverai davvero una preparazione e una consapevolezza ritmica mai vista.

Per finire, se suoni uno strumento musicale che fa parte di questa straordinaria partitura, ti invito caldamente a studiare approfonditamente la tua parte e trovare la possibilità di suonare insieme agli altri componenti di questa partitura se non riesci a trovare gli altri esecutori, contestualizza sempre la tua parte cioè suona la tua parte insieme a un disco o una base musicale se la trovi ovviamente.

Buon lavoro e buona musica

M° Giovanni Farraro

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Costruiamo i pilastri della musica. Il solfeggio ritmico

stravinskyLa musica non è una costruzione in senso fisico ma per
poterla realizzare al massimo delle sue possibilità, dobbiamo
costruire dei pilastri ben solidi.

Ok ecco il primo pilastro: Il solfeggio ritmico.

Sì, penso che sia la base su cui costruire tutto l’impianto di un
buon musicista.

Di solito nei conservatori, Il solfeggio ritmico, è il primo scoglio
che si deve superare e si fa nei primi anni di studio; due o tre
anni in funzione dello strumento che si scegli di studiare.

Sembra una materia semplice in realtà, va approfondita e
rapportata all’evoluzione musicale, intendo dire che bisogna
stare dietro allinnovazione ritmica apporta dai vari musicisti.

Per esempio, Strawinsky è stato il compositore che più di ogni
altro ha fatto una vera rivoluzione ritmica tanto che, all’inizio
le sue composizioni sono state davvero ostiche nell’essere
realizzate correttamente.

Tempi che cambiavano per ogni misura, inserimento
costantemente di; sette/ottavi, cinque/ottavi, persino
sette/sedicesimi, un nuovo modo di pensare il tempo.

Composizioni come: la Sagra della primavera, la storia del
soldato, Petruska, le Nozze
sono state eseguite per decenni con
grande difficoltà ma… sono difficili anche adesso e alcuni
passaggi non completamente maturati e realizzati nella loro
precisione ritmica.

Davvero ancora ci sono dei passaggi non eseguiti correttamente?

In pratica questi errori, non si percepisco come tali perché si
dice o si pensa che sia una nuova interpretazione e si
consolida nel tempo un uso sbagliato, un modo non corretto di eseguire il ritmo.

Questo succede con tutte le composizioni ovviamente ma,
il ritmo è una degli elementi meno interpretabili e per certi
versi si avvina alla matematica.

(in un prossimo articolo ti svelerò alcuni passi che sono ancora
adesso realizzati ritmicamente sbagliati)

Se lo studio del solfeggio, si limita a realizzare tutti i vari
metodi in uso nei conservatori, certamente si avrà una
preparazione in grado si superare l’esame di solfeggio ma…
la preparazione per eseguire la musica di Stravinsky e di
compositori che compongono con le stesse caratteristiche
ritmiche presenterà qualche difficoltà.

La mia opinione e la mia esperienza di una vita nella musica,
mi ha insegnato che bisogna studiare qualcos’altro.

Allora come superare queste difficoltà? Che cosa studiare?

Bisogna integrare lo studio del solfeggio con lo studio delle
partiture dei grandi musicisti innovatori dal punto di vista
ritmico come per esempio il grande Stravinsky..

Quest’azione e quest’approccio, porterà lo studente di musica
ad avere una consapevolezza e una preparazione straordinaria
che gli permetteranno di assolvere il suo compito di musicista
in maniera egregia, dandogli quegli strumenti in grado di
superare le difficoltà delle odierne partiture.

Come fare a studiare queste partiture così complesse?

Beh, l’idea non è di studiarle nella loro complessità ma, di
lavorarci dal punto di vista ritmico semplificando la partitura
cioè solfeggiando frammenti significativi.

Come studiarle in pratica?

Questo sarà il tema del prossimo articolo su questo blog.

Alla prossima

M° Giovanni Ferraro

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