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Solfeggiamo: La storia del soldato

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La storia del soldato è una delle composizioni più interessanti dal punto di vista delle innovazioni ritmiche.

Conoscere a fondo questa composizione anche solo dal punto di vista ritmico, ti darà una preparazione ottimale per risolvere le più svariate complessità ritmiche delle odierne partiture sinfoniche e da camera.

Aprendo la partitura, la prima impressione riguarda il continuo cambio di tempo che cambia quasi ogni misura e sembra che sia tutto senza una logica apparente ma, andando a fondo alla conoscenza e all’analisi di questa partitura, si vedrà che tutto ha una sua logica.

Vediamo qual è l’innovazione vera e propria?

In un primo sguardo, l’innovazione sembra che sia nella alternanza del cambi di tempi, in realtà, l’alternanza dei cambi di tempi è solo un mezzo, un necessità di procedere diversamente da come si pensava la musica sino a Stravinsky.

Sino a Stravinsky le melodie si sposavano bene con l’accompagnamento, con Stravinsky questo concetto viene quasi abolito.

In alcuni punti della composizione ogni  elemento melodico, ritmico, sembra andare per conto proprio addirittura in un brano si notano gli strumenti procedere con metri differenti.

Sembra un caos ma,  è un caos organizzato,  di grandissimo effetto e sorpresa.

Uno effetto in particolare mi ha sempre entusiasmato e affascinato; la dissociazione tra la melodia e l’accompagnamento.

In questo breve frammento, prima inizia la batteria e subito dopo tutti gli strumenti eseguono la melodia, una vera esplosione mai vista prima.

Fai attenzione esattamente al minuto 9’23’’ per capire esattamente di cosa sto parlando.  Per vedere scorrere esattamente il minutaggio, tieni la manina del mouse nella barra in basso.

 

Tralasciamo  per un attimo l’aspetto di analisi della partitura e ritorniamo solo sull’aspetto ritmico e quanto possa essere di aiuto alla nostra preparazione di base.

Ti suggerisco di studiare le parti dei singoli  strumenti semplicemente solfeggiandoli ritmicamente niente altro ma, già questo non sarà così semplice, te lo assicuro.

Il passo successivo è di contestualizzare quello che hai studiato, cioè, dopo che hai maturato una parte, solfeggiala e contemporaneamente ascolta il brano in questione e vedrai che le difficoltà aumenteranno ma, superate queste difficoltà ti troverai davvero una preparazione e una consapevolezza ritmica mai vista.

Per finire, se suoni uno strumento musicale che fa parte di questa straordinaria partitura, ti invito caldamente a studiare approfonditamente la tua parte e trovare la possibilità di suonare insieme agli altri componenti di questa partitura se non riesci a trovare gli altri esecutori, contestualizza sempre la tua parte cioè suona la tua parte insieme a un disco o una base musicale se la trovi ovviamente.

Buon lavoro e buona musica

M° Giovanni Farraro

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Non capisco la musica.

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Molto spesso, quest’affermazione, è detta da persone che non hanno educato la loro sensibilità musicale.

Vediamo di chiarire un po’ meglio questa frase, partendo da chi capisce la musica e a che cosa serve capirla!

Io sono un musicista, direttore d’orchestra, compositore e la musica la capisco, intendendo con questo che ne riconosco la struttura, l’armonia, la melodia, il ritmo, i colori ETC. cioè, possiedo tutti i mezzi per fare un’analisi approfondita da tutti i punti di vista.

Quest’analisi approfondita, fatta a tavolino, mi permette come esecutore, di realizzare un’esecuzione musicale il più vicino alle intenzioni del compositore, mentre come compositore, ho tutte le tecniche per costruire un pensiero musicale compiuto.

Il compositore, attraverso la sua musica, può esprimere infinità di emozioni e sensazioni: allegria, tristezza, frenesia, dolore, gioia, potenza, forza, leggerezza, bellezza, bruttezza ETC, usa tutte le tecniche e le conoscenze musicali a questo scopo.

Guarda questi brevi esempi:

Coinvolgimento bambini:

Disperazine totale:

Sfrenata gioia collettiva:

Allegria sfrenata:

Il fatto che un esperto musicista, sia esso esecutore o compositore abbia i mezzi per capirla nel suo profondo, non significa che quando si trova nella fase di ascoltatore, sfrutti le sue conoscenze tecniche per dire: “Che bell’accordo in tonalità minore, adesso devo essere triste” o “che bell’accordo maggiore completo, adesso sono felice e gioioso”.

No assolutamente, anzi il fatto di porsi in una posizione di critica intellettuale quasi danneggia l’ascolto emotivo.

Capire la musica, nella sua essenza più intima, permette all’esecutore o compositore di essere in modo completo dalla parte di chi deve comunicare dei messaggi.

Da questa parte, ovviamente, possono comunicare qualsiasi cosa… la musica non ha nessun limite di comunicazione, anche se non si può esprimere a parole.

Dall’altra parte c’è l’ascoltatore che può essere un musicista, oppure può essere un semplice appassionato ma, entrambi ascoltano allo stesso modo: la musica, attraverso l’udito, arriva al cuore!

L’esperienza dell’ascolto musicale è solo un’esperienza sensoriale è sentimentale, nel senso che attraverso i sensi (principalmente l’udito) arrivi a toccare il cuore delle persone che hanno educato la loro sensibilità musicale, con la pratica dell’ascolto ripetuto.

Questo è il solo modo di ascoltare, anche da parte del musicista professionista.

Egli, deve lasciare da parte le sue competenze musicali, perché se si mette a pensare dal punto di vista tecnico musicale, perderebbe il messaggio vero della musica che è un messaggio prettamente emotivo, sensoriale e non intellettivo.

Questo è il mio parere, frutto della mia esperienza musicale, altri avranno sicuramente idee diverse!

In definitiva, per tornare all’affermazione iniziale“non capisco la musica classica”, si tratta di un’affermazione impropria, perché per esser un buon ascoltatore, nel momento della sacralità di un concerto, non bisogno capire la musica ma solo aprire il proprio cuore e basta!

Ovviamente più una persona ha educato la sua sensibilità musicale, più è in grado di capire in profondità il messaggio del compositore.

Quando dico educato, mi riferisco principalmente a un esercizio di ascolto concentrato e ripetuto e nelle condizioni ideali.

Va da se che, anche il musicista professionista, proprio per il fatto di studiare la musica, educa la sua sensibilità musicale che diventa una necessità, sia per comunicare sia per ascoltare.

In sale da concerto e nei teatri la musica e un rituale quasi sacro, va ascoltata solamente con l’orecchio e con il cuore non ci sono altri modi di ascoltare.

Questo significa che chiunque può godere della bellezza della musica classica, i livelli sono dati dalla propria sensibilità!

Se vuoi godere della musica, non prenderti la scusa che non si capisce, ripeto non c’è niente da capire, nemmeno per gli addetti ai lavori, solo che la loro sensibilità li porta ad apprezzare di più tutte le sfumature.

Tra capisce la music e chi non la capisce, l’approccio all’ascolto è identico, un’esperienza sensoriale ed emotiva.

L’intelletto in questa fase non serve a niente.

Chi vuole perdersi questo patrimonio straordinario che è dato dalla musica e da tutti i grandi musicisti può semplicemente prendere una scusa dicendo: Non capisco la musica classica oppure lasciarsi andare e godere di questo immenso patrimonio.

M° Giovanni Ferraro

 

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