Shostakovich o no?

Di quale compositore si tratta?

Questa composizione è di Sciostakovich? di Prokofiev? di Stravinsky? o di chi altro?

Spesso si dice che lo stile di un autore é molto riconoscibile o facilmente riconoscibile.

Mi fermo qui con questo articolo, vediamo chi riesce a capire chi è il compositore di questa fantasia musicale per trombone e orchestra da camera.

Il silenzio è …d’obbligo

Quando si fa’ musica, la prima cosa che si pensa ovviamente è quella di curare nei minimi dettagli la musica appunto.

Si pensa all’intonazione, al fraseggio, ai colori musicali, all’interpretazione in generale.

E allora il silenzio?

Che centra il silenzio con la musica!

Per rendere il pensiero più chiaro, mi sposto un attimo nel linguaggio parlato.

Nel linguaggio parlato l’utilizzo del silenzio, nell’articolazione e organizzazione del discorso, è necessario per una serie di motivi: – il primo è banalmente fisiologico, poiché è necessario prendere fiato per respirare e il “prendere fiato” è un flebile rumore che è considerato silenzio;

– il secondo è che se si vuole esprimere chiaramente i concetti bisogna seguire fedelmente le regole della logica grammaticale per la quale ogni frase di senso compiuto deve avere un inizio e una fine e pertanto è compresa tra due micro-silenzi;

– il terzo è che occorre dare l’opportunità a chi ascolta di assimilare il significato di ciò che gli viene trasmesso, dargli insomma un tempo per comprendere e questo tempo è occupato da opportuni silenzi.

A cosa servono le virgole in un discorso scritto se non a suggerire all’oratore che lo sta leggendo di introdurre dei micro-silenzi al momento opportuno, per avvalorare ciò che sta enunciando? Ecco quindi che la presenza del silenzio assume una motivazione ben precisa: avvalorare i contenuti della comunicazione.

Prova a pensare a quelle persone che parlano continuamente senza prendere fiato, in sostanza sono incomprensibili.

Il suono e il silenzio si possono considerare come le due facce della stessa medaglia, tanto che nella teoria musicale il sistema di simboli che rappresentano le durate dei suoni prevede anche una serie di altrettanti simboli corrispondenti per rappresentare le durate dei silenzi (o pause).

Per costruire una frase melodica o una cellula ritmica devo per forza interrompere la musica con le pause, sono proprio le pause a darmi la possibilità di riconoscere le cellule ritmiche o le frasi melodiche.

Addirittura il compositore Anton Webern rovescia i ruoli dove: sono i suoni che servono a mettere in evidenza i silenzi.

Il più grande di tutti, in queste ricerche sui rapporti tra suono e silenzio, rimane il musicista americano John Cage.
Nel 1952 presentò la sua partitura “4.33”, una composizione dove bisogna stare in silenzio per 4’33’’.

Il silenzio è parte integrante del mondo dei suoni, anche se quest’affermazione può apparire paradossale.

Mi spiego meglio, la musica è costruita sulla quiete del silenzio e nel silenzio deve ritornare.

Assodato quanto sopra, faccio un esempio musicale per capirci meglio.
In questo esempio il silenzio anzi meglio la durata del silenzio è fondamentale per esprimere ed enfatizzare il pensiero musicale del compositore.

Il punto è il silenzio che c’è tra il passaggio dal terzo movimento al quarto movimento della sinfonia N°1 di Gustav Mahler.

Le ultime battute del terzo movimento portano pian piano l’ascoltatore al silenzio con un’azione di dissolvenza musicale, cioè la musica pian piano muore nel silenzio.

Proprio quest’accorgimento, serve in maniera straordinaria l’enfatizzazione dell’attacco del quarto movimento… dopo di che, si scatena la più grande lotta(intendo lotta in termini musicali) di temi musicali che si esauriranno per iniziare di nuovo dal silenzio.

Ascoltalo, in questo video per capir cosa dico esattamente.

In un prossimo articolo parlerò di una mia personale interpretazione di questo inizio superlativo del quarto movimento.

Come un colpo di cannone

Citazione dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini.

Dopo che don Basilio dice: Come un colpo di cannone, si sente appunto un colpo di gran cassa a imitazione del colpo di cannone.

Semplice no, lo stesso don Basilio dice come deve essere quel colpo di gran cassa; ma è davvero così semplice? Qual è la giusta forza da usare? E la giusta bacchetta?

Volendo essere un po’ superficiale, basta dare un bel colpo di gran cassa ben assestato e siamo a posto.

In realtà, un vero musicista e in questo caso un percussionista, deve tenere tante cose in considerazione, la prima cosa e tra le più importanti è “la contestualizzazione”.

Sì, perché ogni nota che bisogna eseguire deve essere sempre all’interno di un contesto, ecco perché anche un semplice colpo di gran cassa va contestualizzato.

Che cosa vuol dire contestualizzare?

Significa, studiare il contesto in cui quel colpo di gran cassa deve essere effettuato.

La prima cosa è di avere la padronanza tecnica di eseguire un colpo o un dato passaggio musicale, dopo bisogna studiare approfonditamente come inserire quel colpo o passaggio musicale all’interno di un contesto più complesso.

Per esempio ecco alcune cose da verificare:

  • Il colpo di gran cassa è isolato cioè suona solo la gran cassa?
  • È suonato insieme con altri strumenti?
  • Qual è la forza del contesto complessivo cioè la forza dell’organico orchestrale complessivo?
  • Ha un carattere ritmico?
  • Deve essere incisivo?
  • Deve sostenere il volume che sprigiona l’orchestra o deve essere al disopra?

Queste sono una serie di domanda da porsi analizzando la partitura.

Dando risposte adeguate a queste domande, si potrà eseguire correttamente quel famoso colpo di cannone.

Ovviamente per dare risposte adeguate, bisogna avere una preparazione musicale che lo possa consentire.

Accidenti, direbbe qualcuno, ma un percussionista deve tenere in considerazione tutto questo per eseguire un semplice colpo di Gran Cassa?

La risposta è molto semplice o si è professionisti o si è dilettanti è solo una questione di scelta.