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Che cos’è melodia? che cos’è il ritmo?

Possiamo rispondere a queste due domande seplicemente paragonando la melodia
ad una nuvola.

Il ritmo al terreno.

La nuvola appunto, viaggia leggiadra e fluttuante nell’aria, mentre il terreno
è una piattaforma dove possiamo poggiare saldamente i piedi.

Ora, come faccio a capire ciò che è melodia da ciò che è ritmo?

Proviamo a pensare che il terreno in realtà sia una bellissima pineta, con il susseguirsi ordinato di pini di diversa altezza.

Questo per esempio è un bel ritmo di 4 pini
Questo un bel ritmo di due, seguito da tre.

Quindi il susseguirsi di un pino ad una certa altezza seguito da 1/2/3/4/5 pini di altezze inferiori rappresenta il ritmo.
Ovviamente questa sequenza deve procedere ciclicamente.

In musica significa che abbiamo un suono forte seguito da 1/2/3/4/5 suoni meno forte, in questo modo ne riconosciamo il ritmo…chi non conosce il ritmo del valzer 1/2/3 ripetuto ciclicamente.

La melodia, si può immaginare con delle linee curve che vanno su è giù per il pentagramma.

Linea curva che raggiungerà un vertice di intensità per poi ritornare indietro.

ecco alcuni esempi:

La cosa veramente fondamentale da tenere sempre presente sta’ nel fatto che, sia il ritmo che la melodia, viaggiano su due livelli diversi che si sostengono ma non si scontrano.

La melodia, sfluttua beata tra le nuvole, toccando il cuore delle persone.

Il ritmo, viaggia ben piantando in terra come i pini.

Spiego meglio con una metafora, perchè ho detto che si sostengono e non si scontrano.

Se, un pino è troppo alto, va a toccare la nuvola (melodia) che ovviamente si sgonfia e …piove!

lo stesso accade alla nuvola, se vola troppo bassa o le sue curve diventano occasionalmente appuntite, si scontrano con le punte dei pini e…piove ancora.

La melodia e il ritmo, per essere chiari e riconoscibili, devono esprimersi con il loro linguaggio di base e cioè: la melodia si esprime per curve melodiche, il ritmo per vertici appuntiti…un po’ come un elettrocardiogramma. ( non a caso ho detto elettriocardiogramma, proprio li c’è il ritmo della vita).

Ovviamente in musica si può comunicare anche attraverso una linea orizzontale ma quest’ultima non esprime molto.

Se vuoi toccare il cuore delle persone, costruisci una bella nuvola su cui falli sognare, una nuvola come la vita, piena di curve sempre nuove; con alti e bassi, con accelerazioni e rallentamenti, con cadute e risollevamenti…e se vuoi puoi aggiungere un ritmo che sia come il grafico di un terremoto.

ps. oltre alle chiacchere, se vuoi sentire con le orecchie cosa intendo quando parlo di curve melodiche, ascolta e guarda con attenzione questi due video.
Praticamamente perfetti nelle loro esecuzione…ahhh dimenticavo, se hai il cuore tenero mettiti un fazzoletto a portata di mano, non si sa mai.

Il solfeggio è morto!

Il solfeggio è morto?

Sì, è morto ed è meglio per te che lo seppellisci il più presto possibile, prima che i danni siano irreparabili.
Questo è uno degli errori che si commettono studiando in conservatorio.
Provo a spiegarmi!

In linea di massima il percorso di studi dura 2/3 anni, in questi anni si studia la teoria e dei metodi di solfeggio parlati e cantati che ti consentono di mettere in pratica tutta o quasi la parte teorica.
Dico tutta o quasi la parte teorica perché l’evoluzione ritmica apportata da Stravinskij, Messiaen, Boulez e poco conosciuta e poco approfondita.

Questo tipo di studio, ti fa conseguire qualche abilità come per esempio leggere le note musicali anche velocemente o riuscire a cantare una melodia, ma la realtà musicale è distante da tutto questo e per certi versi fuorviante.
Vediamo perché?

Non serve acquisire l’abilità a leggere con la voce, perché, la realtà è che dovrai acquisire quest’abilità suonano le note con il tuo strumento.
Quest’abilità, è lontano dalla realtà che dovrai affrontare perché devi aggiungere oltre la capacità di leggere le note, il fatto che dovrai mettere la posizione corretta per prendere quella tale nota, dovrai coordinare la dovuta pressione dell’aria per intonarla correttamente, dovrai pensare la giusta intonazione, la qualità del suono e via di seguito.

Come vedi tutto ciò è un’attività complessa e non semplice, quindi dovrai pensare e fare una serie di cose contemporaneamente ed è questa la qualità da acquisire, cioè realizzare la musica nella sua complessità.

L’errore palese è che questo tipo di studio ti abitua a una vision parziale del fatto musicale che in seguito dovrai abbandonare per concentrarti alla vera visione complessiva della musica.
Allora, non sarebbe più giusto e proficuo pensare alla musica nella sua complessità da subito?
Io direi proprio di si!

Infatti, nell’insegnamento dei bambini prima s’insegnava l’alfabeto, poi piano, piano, si mettevano insieme le varie consonanti con le vocali e in seguito si costruivano le parole, questo modo di procedere assomiglia un po’ allo studio del solfeggio.
Adesso nelle scuole tutto è stato superato guardando la parola nella sua interezza e s’impara molto ma molto velocemente, lo studio della musica dovrebbe a mio parere seguire questa stessa idea.

Guardare la musica nella sua complessità.
Quali sono allora gli aspetti da tenere presente quando si esegue uno spartito.

Eccone alcuni:
Altezza, intensità, timbro, attrazione/tensione melodica, attrazione/tensione armonica, articolazione ritmica, fraseggio, atmosfera psicologica e altro ancora, per non parlare della complicazione se la musica è abbinata a un testo letterario o poetico.
Detto questo, possiamo renderci conto dell’enorme lontananza della vera realtà musicale che ripeto, è complessa e non semplice, quindi, prima si capisce tutto questo interpretando correttamente un brano musicale nella sua complessità e prima il cervello si abituerà a tale alla complessità.

Certamente occorre una preparazione musicale ampia includendo anche l’armonia o meglio la composizione ma questo un buon musicista ha l’obbligo di approfondire se vuole arrivare a certi livelli artistici.

Inizialmente sarà l’insegnante a suggerire come interpretare un brano correttamente e se inizialmente l’alunno non comprenderà appieno, pian piano sarà stimolato allo studio e all’approfondimento.

Solfeggiamo: La storia del soldato

histoire

La storia del soldato è una delle composizioni più interessanti dal punto di vista delle innovazioni ritmiche.

Conoscere a fondo questa composizione anche solo dal punto di vista ritmico, ti darà una preparazione ottimale per risolvere le più svariate complessità ritmiche delle odierne partiture sinfoniche e da camera.

Aprendo la partitura, la prima impressione riguarda il continuo cambio di tempo che cambia quasi ogni misura e sembra che sia tutto senza una logica apparente ma, andando a fondo alla conoscenza e all’analisi di questa partitura, si vedrà che tutto ha una sua logica.

Vediamo qual è l’innovazione vera e propria?

In un primo sguardo, l’innovazione sembra che sia nella alternanza del cambi di tempi, in realtà, l’alternanza dei cambi di tempi è solo un mezzo, un necessità di procedere diversamente da come si pensava la musica sino a Stravinsky.

Sino a Stravinsky le melodie si sposavano bene con l’accompagnamento, con Stravinsky questo concetto viene quasi abolito.

In alcuni punti della composizione ogni  elemento melodico, ritmico, sembra andare per conto proprio addirittura in un brano si notano gli strumenti procedere con metri differenti.

Sembra un caos ma,  è un caos organizzato,  di grandissimo effetto e sorpresa.

Uno effetto in particolare mi ha sempre entusiasmato e affascinato; la dissociazione tra la melodia e l’accompagnamento.

In questo breve frammento, prima inizia la batteria e subito dopo tutti gli strumenti eseguono la melodia, una vera esplosione mai vista prima.

Fai attenzione esattamente al minuto 9’23’’ per capire esattamente di cosa sto parlando.  Per vedere scorrere esattamente il minutaggio, tieni la manina del mouse nella barra in basso.

 

Tralasciamo  per un attimo l’aspetto di analisi della partitura e ritorniamo solo sull’aspetto ritmico e quanto possa essere di aiuto alla nostra preparazione di base.

Ti suggerisco di studiare le parti dei singoli  strumenti semplicemente solfeggiandoli ritmicamente niente altro ma, già questo non sarà così semplice, te lo assicuro.

Il passo successivo è di contestualizzare quello che hai studiato, cioè, dopo che hai maturato una parte, solfeggiala e contemporaneamente ascolta il brano in questione e vedrai che le difficoltà aumenteranno ma, superate queste difficoltà ti troverai davvero una preparazione e una consapevolezza ritmica mai vista.

Per finire, se suoni uno strumento musicale che fa parte di questa straordinaria partitura, ti invito caldamente a studiare approfonditamente la tua parte e trovare la possibilità di suonare insieme agli altri componenti di questa partitura se non riesci a trovare gli altri esecutori, contestualizza sempre la tua parte cioè suona la tua parte insieme a un disco o una base musicale se la trovi ovviamente.

Buon lavoro e buona musica

M° Giovanni Farraro

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