Come cantare il Gregoriano?

Bella domanda: come cantare il Gregoriano? vediamo di iniziare con idee semplici.

Due sono le cose da tenere ben presente:

1° il modo gregoriano in cui è scritto il brano musicale.

2° il testo.

Nel modo gregoriano, trovi già il carattere spirituale nell’ambito del cui si muove quel canto e approfondendo il testo si farà il resto.

Tutto qua? Allora è semplice!

Beh, diciamo che è senza dubbio un punto di partenza importante, poi bisogna conoscere tanto e tanto altro.

In quest’articolo vorrei solo concentrarmi sulla parola cantare! Che significa canatare?

Due frasi mi vengono in mente:

  • La linea retta mente, la verità è un circolo (Friedrich Nietzsche.)
  • La linea retta è la linea dell’uomo, quella curva è la linea di Dio (Antoni Gaudí, l’architetto che donò a Barcellona “la linea di Dio”)

Di queste celebri frasi mi colpiscono le parole verità e Dio, parole che calzano a pennello con il cantare e soprattutto cantare  il Gregoriano.

Nelle opere dell’architetto Gaudi, vi sono una predominanza di linee curve,
un’architettura davvero singolare.

Chi ha visto di presenza qualche sua opera, in particolare La Sagrada Famiglia,
non può non restare a bocca aperta e sentirsi abbracciato dall’infinito e avere
una grande serenità spirituale.

Io penso che questa sia la strada giusta, realizzare un canto che sia una linea curva continua, senza attriti tra le sillabe, un abbraccio caldo e morbido allo stesso tempo.

Ok, ma come si fa a cantare una linea curva?

Due sono le cose che ci possono aiutare:

  • L’intensità del suono
  • L’accelerazione e il rallentamento.

L’intensità, ci permette di creare questa linea immaginaria curva che va verso su o verso giù… obiettivo principale è di non lasciare mai che il suono sia immobile, orizzontale, inespressivo.

Ripeto, il suono deve essere sempre in movimento come intensità sonora.

L’accelerazione e il rallentamento ci permettono di non cadere nel linguaggio ritmico, infatti, questo particolare accorgimento ci da la certezza che siamo in una linea melodica.

Il canto gregoriano è melodia pure e a questo bisogna mirare continuamente evitando quanto detto prima e cioè la confusione con il ritmo e l’immobilità del suono orizzontale.

Questo modo di cantare comporta un accurato esercizio e controllo continuo ma i risultati sono davvero sorprendenti.

Certo se penso a come di solito viene eseguito il canto gregoriano e cioè una cantilena informe, capisco il non apprezzamento ma, cantando con vera e accurata devozione allora si che questo canto ci avvicina a Dio come diceva appunto sant’Agostino.

Ps ecco due ottimi video che esplicitano praticamente ciò che intendo per cantare il gregoriano

Che cos’è melodia? che cos’è il ritmo?

Possiamo rispondere a queste due domande seplicemente paragonando la melodia
ad una nuvola.

Il ritmo al terreno.

La nuvola appunto, viaggia leggiadra e fluttuante nell’aria, mentre il terreno
è una piattaforma dove possiamo poggiare saldamente i piedi.

Ora, come faccio a capire ciò che è melodia da ciò che è ritmo?

Proviamo a pensare che il terreno in realtà sia una bellissima pineta, con il susseguirsi ordinato di pini di diversa altezza.

Questo per esempio è un bel ritmo di 4 pini
Questo un bel ritmo di due, seguito da tre.

Quindi il susseguirsi di un pino ad una certa altezza seguito da 1/2/3/4/5 pini di altezze inferiori rappresenta il ritmo.
Ovviamente questa sequenza deve procedere ciclicamente.

In musica significa che abbiamo un suono forte seguito da 1/2/3/4/5 suoni meno forte, in questo modo ne riconosciamo il ritmo…chi non conosce il ritmo del valzer 1/2/3 ripetuto ciclicamente.

La melodia, si può immaginare con delle linee curve che vanno su è giù per il pentagramma.

Linea curva che raggiungerà un vertice di intensità per poi ritornare indietro.

ecco alcuni esempi:

La cosa veramente fondamentale da tenere sempre presente sta’ nel fatto che, sia il ritmo che la melodia, viaggiano su due livelli diversi che si sostengono ma non si scontrano.

La melodia, sfluttua beata tra le nuvole, toccando il cuore delle persone.

Il ritmo, viaggia ben piantando in terra come i pini.

Spiego meglio con una metafora, perchè ho detto che si sostengono e non si scontrano.

Se, un pino è troppo alto, va a toccare la nuvola (melodia) che ovviamente si sgonfia e …piove!

lo stesso accade alla nuvola, se vola troppo bassa o le sue curve diventano occasionalmente appuntite, si scontrano con le punte dei pini e…piove ancora.

La melodia e il ritmo, per essere chiari e riconoscibili, devono esprimersi con il loro linguaggio di base e cioè: la melodia si esprime per curve melodiche, il ritmo per vertici appuntiti…un po’ come un elettrocardiogramma. ( non a caso ho detto elettriocardiogramma, proprio li c’è il ritmo della vita).

Ovviamente in musica si può comunicare anche attraverso una linea orizzontale ma quest’ultima non esprime molto.

Se vuoi toccare il cuore delle persone, costruisci una bella nuvola su cui falli sognare, una nuvola come la vita, piena di curve sempre nuove; con alti e bassi, con accelerazioni e rallentamenti, con cadute e risollevamenti…e se vuoi puoi aggiungere un ritmo che sia come il grafico di un terremoto.

ps. oltre alle chiacchere, se vuoi sentire con le orecchie cosa intendo quando parlo di curve melodiche, ascolta e guarda con attenzione questi due video.
Praticamamente perfetti nelle loro esecuzione…ahhh dimenticavo, se hai il cuore tenero mettiti un fazzoletto a portata di mano, non si sa mai.

Il solfeggio è morto!

Il solfeggio è morto?

Sì, è morto ed è meglio per te che lo seppellisci il più presto possibile, prima che i danni siano irreparabili.
Questo è uno degli errori che si commettono studiando in conservatorio.
Provo a spiegarmi!

In linea di massima il percorso di studi dura 2/3 anni, in questi anni si studia la teoria e dei metodi di solfeggio parlati e cantati che ti consentono di mettere in pratica tutta o quasi la parte teorica.
Dico tutta o quasi la parte teorica perché l’evoluzione ritmica apportata da Stravinskij, Messiaen, Boulez e poco conosciuta e poco approfondita.

Questo tipo di studio, ti fa conseguire qualche abilità come per esempio leggere le note musicali anche velocemente o riuscire a cantare una melodia, ma la realtà musicale è distante da tutto questo e per certi versi fuorviante.
Vediamo perché?

Non serve acquisire l’abilità a leggere con la voce, perché, la realtà è che dovrai acquisire quest’abilità suonano le note con il tuo strumento.
Quest’abilità, è lontano dalla realtà che dovrai affrontare perché devi aggiungere oltre la capacità di leggere le note, il fatto che dovrai mettere la posizione corretta per prendere quella tale nota, dovrai coordinare la dovuta pressione dell’aria per intonarla correttamente, dovrai pensare la giusta intonazione, la qualità del suono e via di seguito.

Come vedi tutto ciò è un’attività complessa e non semplice, quindi dovrai pensare e fare una serie di cose contemporaneamente ed è questa la qualità da acquisire, cioè realizzare la musica nella sua complessità.

L’errore palese è che questo tipo di studio ti abitua a una vision parziale del fatto musicale che in seguito dovrai abbandonare per concentrarti alla vera visione complessiva della musica.
Allora, non sarebbe più giusto e proficuo pensare alla musica nella sua complessità da subito?
Io direi proprio di si!

Infatti, nell’insegnamento dei bambini prima s’insegnava l’alfabeto, poi piano, piano, si mettevano insieme le varie consonanti con le vocali e in seguito si costruivano le parole, questo modo di procedere assomiglia un po’ allo studio del solfeggio.
Adesso nelle scuole tutto è stato superato guardando la parola nella sua interezza e s’impara molto ma molto velocemente, lo studio della musica dovrebbe a mio parere seguire questa stessa idea.

Guardare la musica nella sua complessità.
Quali sono allora gli aspetti da tenere presente quando si esegue uno spartito.

Eccone alcuni:
Altezza, intensità, timbro, attrazione/tensione melodica, attrazione/tensione armonica, articolazione ritmica, fraseggio, atmosfera psicologica e altro ancora, per non parlare della complicazione se la musica è abbinata a un testo letterario o poetico.
Detto questo, possiamo renderci conto dell’enorme lontananza della vera realtà musicale che ripeto, è complessa e non semplice, quindi, prima si capisce tutto questo interpretando correttamente un brano musicale nella sua complessità e prima il cervello si abituerà a tale alla complessità.

Certamente occorre una preparazione musicale ampia includendo anche l’armonia o meglio la composizione ma questo un buon musicista ha l’obbligo di approfondire se vuole arrivare a certi livelli artistici.

Inizialmente sarà l’insegnante a suggerire come interpretare un brano correttamente e se inizialmente l’alunno non comprenderà appieno, pian piano sarà stimolato allo studio e all’approfondimento.